L’importanza delle soste nell’arrampicata

Il recente tragico incidente accaduto a tre membri del soccorso alpino per il sospetto cedimento di una sosta fornisce uno spunto di riflessione sull’importanza delle soste in arrampicata. Il mio amico Roberto Presterà, istruttore del CAI, in ogni nostra discussione sulla sicurezza non si stanca mai di sottolineare l’importanza di questo aspetto e devo dire che da vecchio alpinista (non me ne voglia per il vecchio che è riferito all’esperienza) ha individuato un elemento importantissimo su cui non ci si sofferma mai abbastanza.

La regola fondamentale per una sosta, sia che si tratti di via di più tiri in ambiente, che di arrampicata in falesia è una sola: deve essere a prova di bomba e sicura in qualsiasi direzione venga sollecitata, verso il basso, verso l’alto e verso l’esterno. Le conseguenze di un suo cedimento sono infatti nefaste.

Tenendo presente che anche nel caso di soste su spit o resinati (che dovrebbero garantire una tenuta sufficientemente sicura) non bisogna mai abbandonare il nostro spirito critico perché anche questi materiali subiscono usura e se non ci paiono sicuri sarà opportuno rinforzarli, vediamo cosa la teoria raccomanda per soste che andremo ad attrezzare o soste che andranno comunque rinforzate.

Esempio sosta su tre punti

Una sosta con tre punti di ancoraggio con friends e clessidra

La sosta deve essere costituita da due, tre o anche più punti di ancoraggio. Questi devono essere opportunamente collegati per garantirne la tenuta complessiva. La scelta di quali materiali utilizzare per l’ancoraggio e il loro numero dipende dalle caratteristiche della roccia che abbiamo a disposizione e dell’eventuale presenza di vegetazione. Di volta in volta utilizzeremo diversi attrezzi e tipologie di ancoraggi (chiodi, nuts, friends, clessidre, spuntoni, alberi, ecc.) e nel limite del possibile dovrebbero essere sinergici e completarsi. I punti di ancoraggio vengono poi uniti con cordini o fettucce in modo da distribuire il carico in ogni direzione in modo uniforme su ciascuno di essi. Possibilmente i punti di ancoraggio vengono uniti con il cordino/fettuccia tramite un moschettone per evitare che il cordino/fettuccia possa tranciarsi. Se però il moschettone si trova in una posizione tale da essere sottoposto a leva sulla roccia o a bloccarsi nel caso di movimento del punto di carico, allora sarà meglio utilizzare direttamente il cordino/fettuccia sul punto di ancoraggio.

La distanza orizzontale tra ciascun punto di ancoraggio e la lunghezza del cordino/fettuccia che li connette è un altro elemento molto importante in quanto l’angolo che si viene a creare tra i vari rami del cordino/fettuccia deve essere quanto più possibile acuto (comunque inferiore a 60°) per evitare l’effetto leva che aumenterebbe la sollecitazione sui punti di ancoraggio. Infatti nel caso di angoli più ampi il fattore leva aumenta la sollecitazione invece di ridurla. Per un angolo inferiore a 60° il carico su ciascun ancoraggio equalizzato è 58%. Se aumentassimo l’angolo a 90° gradi il carico su ciascun ancoraggio aumenta al 70%, a 150° gradi il carico su ogni ancoraggio può raggiungere il 200%!

Il concetto di ridondanza riveste un aspetto fondamentale nella costruzione delle soste. Il concetto di una doppia sicurezza nel caso di cedimento di una componente è fondamentale. Bisogna sempre avere un sistema di back-up per ogni elemento di sicurezza della sosta. Poniamo quindi sempre la massima attenzione nell’allestimento di una sosta e nel dubbio abbondiamo piuttosto che deficiere.

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