I gradi e le difficoltà in montagna – Parte 2

Con questo nuovo articolo che segue la prima parte sulla scala delle difficoltà sui sentieri e UIIA, vediamo le difficoltà dell’arrampicata artificiale, sulla difficoltà di insieme e le nuove gradazioni in cui vengono descritti proteggibilità e impegno globale.

ARRAMPICATA ARTIFICIALE: LA SCALA EUROPEA
Le difficoltà dell’arrampicata in artificiale vengono indicata con la lettera A seguita da un valore numerico che va da 0 a 5 all’aumentare della difficoltà e indica sia la difficoltà dell’uso dell’attrezzatura artificiale che la tipologia da utilizzare. Bisogna fare comunque una distinzione tra i gradi di artificiale classici su calcare descritti di seguito e quelli moderni basati su granito e relativi alle tecniche utilizzate in America.

A0
Indica il livello più basso dell’arrampicata in artificiale, la progressione avviene infatti quasi solo in arrampicata libera, ma chiodi o altre assicurazioni estremamente solide sono utilizzati come appiglio o appoggio e staffe non sono necessarie. Viene valutato A0 anche tenersi o farsi tenere in trazione sulla corda e compiere pendoli.

A1
E’ relativamente facile salire indipendentemente dalla verticalità della parete. Chiodi e altre assicurazioni si collocano con facilità e offrono un’ottima tenuta. È normalmente sufficiente l’uso di una staffa per ogni membro di cordata.

A2
Le difficoltà nella salita sono maggiori, con tratti lisci, strapiombanti e tetti che si superano con fatica. Gli ancoraggi si possono collocare con maggiore difficoltà e la tenuta non è sempre buona. Sono inoltre necessari una buona tecnica per il loro uso e un buon allenamento fisico.

A3
Arrampicata in artificiale molto difficile e faticosa. Diventa difficile posizionare ancoraggi e la loro tenuta è limitata non solo in caso di volo. Aumentano le difficoltà tecniche di manovra e spesso si ha a che fare con tetti molto pronunciati. Necessità di 2 staffe per membro di cordata e si utilizzano anche i gancetti (o skyhooks).

A4
Salita molto difficile, caratterizzata in maniera crescente dalla precarietà delle assicurazioni artificiali, i chiodi entrano pochissimo nella roccia e non più sufficienti a garantire una buona assicurazione in caso di caduta. Si ricorre ad un notevole utilizzo uso dei gancetti (o skyhooks).

A5
Si adoperano chiodi a pressione o espansione e quindi l’impegno diventa soprattutto fisico.

Nota: quando una via si compone di tratti da superare in arrampicata libera e altri in artificiale, si indicano entrambi i gradi, anteponendo quella riferita ai passaggi più frequenti (es.: V/A1 significa che V è più frequente di A1).

SCALA UIAA DIFFICOLTÀ ALPINISTICA D’INSIEME
Oltre alla difficoltà tecnica si rende necessario anche indicare caratteristiche di itinerari molto vari o che racchiudano particolari complessità come ad esempio vie di roccia in alta quota o vie di stampo alpinistico nelle quali si alternano tratti di arrampicata su roccia a tratti di arrampicata su neve o ghiaccio.
Per questo tipo di vie non è più sufficiente la sola abilità dal punto di vista tecnico in quanto in un percorso di tipo alpinistico, influiscono sulla difficoltà della salita sia altri pericoli oggettivi sia fattori legati alla lunghezza della via, al tipo di chiodatura, al possibilità di ritirata, all’isolamento, alle difficoltà di avvicinamento e di discesa, individuaizone della via e altri aspetti ancora.
Per dare una indicazione della difficoltà complessiva di insieme in cui il “grado tecnico” sia solo una delle varie componenti, è stata adottata dall’UIAA una scala di origine francese:

F – FACILE
Nessuna difficoltà particolare su roccia; pendii di neve e ghiaccio fino a 30°.

PD – PEU DIFICILE – POCO DIFFICILE
Alcune difficoltà alpinistiche su roccia e/o neve; pendii di neve e ghiaccio tra 30° e 40°.

AD – ASSÉZ DIFICILE – ABBASTANZA DIFFICILE
Difficoltà alpinistiche sia su roccia che su ghiaccio; pendii di neve e ghiaccio tra 40 e 50°.

D – DIFFICILE
Difficoltà alpinistiche più sostenute sia su roccia che su ghiaccio; pendii di neve e ghiaccio tra 50° e 70°.

TD – TRÉS DIFFICILE – MOLTO DIFFICILE
Difficoltà alpinistiche molto sostenute sia su roccia che su ghiaccio; pareti di ghiaccio tra 70° e 80°.

ED – EXTREMENT DIFFICiLE – ESTREMAMENTE DIFFICILE
Difficoltà alpinistiche estreme sia su roccia che su ghiaccio; pareti di ghiaccio fino a 90°.

EX/ABO – EXCEPTIONELLEMENT DIFFICILE/ABOMINABLE – ECCEZIONALMENTE DIFFICILE/ABOMINEVOLE
Enorme e costante pericolo derivante da fattori oggettivi e/o scarsissima presenza di protezioni e/o pochissime possibilità di integrazione e/o protezioni quasi sempre precarie e/o impossibilità  di ritirata.

Per le vie di salita su ghiaccio, inoltre, viene utilizzata, per analogia, la stessa classificazione d’insieme prevista gli itinerari su roccia e le pendenze vengono espresse in gradi angolari (per dare idea dell’inclinazione del pendio di ghiaccio).

NUOVE SCALE DI DIFFICOLTÁ ALPINISTICHE: LA VALUTAZIONE DEGLI ITINERARI
Negli ultimi decenni, sono aumentate le vie attrezzate con protezioni fisse come spit o fix, e si è reso pertanto utile poter definire la difficoltà di una via considerando anche il tipo di protezione adottata, la distanza fra le protezioni  e il grado di proteggibilità ovvero dalla possibilità di integrare le protezioni esistenti e l’affidabilità delle stesse.

Vengono utilizzate tre scale per descrivere rispettivamente: difficoltà tecnica, proteggibilità e impegno globale.

Difficoltà tecnica
Valutata con le scale UIAA e francese, a seconda che si tratti di vie “classiche”, o aperte in stile tradizionale, oppure di vie moderne o sportive, protette a spit.

Proteggibilità
Questa scala, distinta tra vie tradizionali (“R”) e a spit (“S”). Nel primo caso la scala tiene conto della distanza ed affidabilità degli ancoraggi, nel secondo caso essenzialmente della distanza tra gli spit. Entrambe le scale sono aperte.

R1
Facilmente proteggibile con protezioni sempre solide, sicure e numerose. Limitati tratti obbligatori. Lunghezza potenziale caduta qualche metro e volo senza conseguenze.

R2
Mediamente proteggibile con protezioni sempre solide e sicure ma più rade. Tratti obbligatori tra le protezioni. Lunghezza potenziale caduta qualche metro al massimo e volo senza conseguenze.

R3
Difficilmente proteggibile con protezioni non sempre buone e distanti. Lunghi tratti obbligatori. Lunghezza potenziale caduta fino a 7-8 metri al massimo, e volo con possibile infortunio.

R4
Difficilmente proteggibile con protezioni scarse o inaffidabili e/o distanti che terrebbero solo una piccola caduta. Lunghi tratti obbligatori. Lunghezza potenziale caduta fino a 15 metri con possibilità di fuoriuscita di ancoraggi e volo con probabile infortunio.

R5
Difficilmente proteggibile con protezioni scarse, inaffidabili e distanti che terrebbero solo una piccola caduta. Lunghi tratti obbligatori. Possibilità di lunghe cadute e di fuoriuscita di ancoraggi che può determinare un volo fino a terra con infortunio sicuro.

R6
Improteggibile se non per brevi e insignificanti tratti lontani dai passaggi chiave del tiro. Una eventuale caduta può avere conseguenze anche letali.

S1
Spittatura normale, come quella utilizzata in falesia. Distanza mai superiore ai 3-4 m tra uno spit e l’altro. Lunghezza potenziale caduta qualche metro al massimo e volo senza conseguenze.

S2
Spittatura distanziata e tratti obbligatori tra le protezioni. Lunghezza potenziale caduta una decina di metri al massimo e volo senza conseguenze.

S3
Spittatura distanziata, passaggi quasi sempre obbligatori. Distanza tra gli spit anche superiore ai 5 metri, voli lunghi ma non eccessivamente pericolosi.

S4
Spittatura molto distanziata (oltre i 7 metri), passaggi obbligatori. Una caduta può potenzialmente provocare un infortunio.

S5
Spittatura oltre i 10 metri, passaggi obbligatori e tratti dove una caduta può sicuramente provocare un infortunio (caduta su terrazzi e cengie o al suolo).

S6
Spittatura solo parziale e posizionata lontano dai passaggi chiave, tratti molto lunghi, anche superiori ai 20 m, in cui una caduta può avere conseguenze anche letali.

Impegno globale
Per l’impegno globale viene usata la scala americana in uso per le big wall, espressa in numeri romani da I a VII. Anche questa è una scala aperta.

I
Una via corta richiedente poche ore, nei pressi della strada e con comodo avvicinamento, ambiente solare e ritirata comoda.

II
Via di diverse lunghezze su una parete superiore ai 200 m, avvicinamento facile anche se può richiedere una discreta marcia, comoda ritirata.

III
Via lunga oltre i 300 m, ambiente severo, richiede quasi tutta la giornata per essere superata. Può richiedere un lungo avvicinamento e la ritirata può non essere veloce.

IV
Via molto lunga, superiore ai 500 m, su parete severa e distante dal fondovalle. Richiede un’intera giornata per essere superata. La ritirata può essere complicata e non svolgersi sulla linea di salita.

V
Via molto lunga stile big wall, richiede normalmente un bivacco in parete. Ritirata difficile, ambiente severo.

VI
Big wall che richiede più giorni di permanenza in parete, ambiente di alta montagna, ritirata difficile.

VII
Tutte le caratteristiche proprie del grado VI esasperate, come nel caso di big wall himalayane che necessitano di una spedizione per essere superate.

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